Interview

(Intervista pubblicata su La Voce di Rovigo il 21/12/2009 Versione integrale)

Com’è cominciato tutto?

Da ragazzino ascoltavo musica continuamente, fin da bambino con il mangiadischi, avevo sempre con me un sony walkman (A cassette), e a casa consumavo i vinile, poi ad un certo punto mi venne voglia di essere parte di quel mondo, e a 14 anni decisi di vendere il motorino per comperare la batteria.
Immagino tu sappia a quell’età quanto sia importante il motorino.
Ma imparare a suonare per me lo era ancora di più.

Come sei arrivato a diventare tecnico del suono?

Suonavo con un amico, Luca che aveva una strumentazione davvero professionale. (Yamaha Dx7, Roland Jx8p, Korg Mono/Poly, Akay S612 , Roland MSQ700): ogni strumento apriva un nuovo orizzonte di possibilità sorprendenti. Oltre alla batteria, cominciai a suonare le tastiere e a occuparmi delle nostre prime registrazioni. Buttavo giù idee con la tastiera, registravo come potevo la batteria, su di un 4 piste Tascam B34 a nastro, ed una manciata di microfoni da karaoke. Mi piaceva fare il DJ alle feste private. Era un periodo di grande fermento: la prima Breakdance, i primi Scratch, i primi missaggi a tempo. Quando, attorno ai vent’anni, mi iscrissi al corso per Sound Engineer degli studi Fonoprint a Bologna, tutto diventò più reale. Mi resi conto che la produzione discografica era molto più complessa di quanto potessi immaginare.

Quando hai capito che quello sarebbe diventato il tuo lavoro?

Spedii ad un paio di concorsi, diversi brani musicali da me composti, interamente utilizzando strumenti Midi, ed ebbi la fortuna di vincere un concorso, il CD si chiamava Piccoli Sistemi e venne distribuito da Virgin.
Questa occasione mi fece riflettere e mi diede la spinta per provare ad entrare nel mondo della discografia.
Avevo già da qualche anno il sogno di aprire uno studio tutto mio, ma durante il corso alla Fonoprint capii che non ero ancora pronto: né a livello di esperienza né a livello economico.
Così, finito il corso ebbi l’opportunità di entrare come freelance al Music Store di Gorlago, (che era anche uno studio oltre che uno dei negozi più importanti nel pro audio della lombardia), Mauro e Silvia i proprietari avevano sentito alcuni miei lavori, e mi proposero di lavorare nello studio sia come Tecnico che come gestore.
In quel periodo iniziai a registrare per conto terzi e a misurarmi con produttori artistici, etichette e gruppi , tra questi l’album “Interferenze” di un gruppo jazz veramente interessante, gli Shart.
Fu quella la svolta, per uno come me che proveniva prevalentemente dall’elettronica la registrazione analogica di strumenti acustici fu un salto essenziale. Ma soprattutto quel CD mi aprì delle porte importanti: finì nelle mani o meglio nelle orecchie del (gestore) del Mayday di milano uno studio abbastanza conosciuto dove registrava tra l’altro anche Ramazzotti, ed è cosi che mi sono trovato a lavorare alla pre produzione dell’album Tutte Storie.

Hai anche avuto una parentesi Dance nel tuo percorso…
Si tra un lavoro e l’altro, riuscivo a ritagliarmi periodi , da dedicare a produzioni Dance parliamo degli anni 90 (House in quel periodo), nel mio studio privato ho prodotto una dozzina di brani, distribuiti da Time , Dig It , Energy , Sony Dance pool, dandomi la possibilità di investire sempre più nell’attrezzatura, e capire a fondo quel mondo.
Da quel momento hai avuto la possibilità di collaborare con grandi nomi del pop italiano: Eros Ramazzotti, Elio e Le Storie Tese, Caparezza…
Diciamo che sono sempre andato dove mi portava il vento, nel mio campo s’intende, ho svolto lavori sempre diversi. Per Michele, che ancora non si chiamava Caparezza ma Mikimix, al lavoro di registrazione ho aggiunto anche quello di arrangiamento. La canzone che portò a Sanremo, di cui sono coautore, E la notte se ne va, vendette 120.000 copie in francia, che le valsero il disco d’oro, e il secondo posto in classifica. Con Rammazzotti ho registrato la preproduzione delle voci dell’album “Tutte Storie” presso il May Day di milano, per i Pooh, oltre ad aver fatto la preproduzione vocale di alcuni brani ,presso il DB One di dalmine, ho programmato i suoni delle tastiere che Roby Facchinetti usò durante la tournée “Il cielo sopra le nuvole”. Registrando Craccracriccrecr di Elio e le Storie Tese presso l’Umbi studios ho avuto l’onore di lavorare fianco a fianco con John Jacobs, uno dei fonici più importanti al mondo, e rafforzare dei punti cardini del mio modo di lavorare.

Ma il tuo lavoro non si è limitato alla musica pop.

No, infatti. Ho avuto l’onore di registrare musiche di Monteverdi dirette da Claudio Gallico presso il Palazzo Ducale di Mantova, e inoltre diverse composizioni orchestrali originali per Rava, Ambrosini, Coli, Gaslini e altri. Fuori dall’ambito della musica classica ho registrato un po’ di tutto: dal rock alla dance, senza contare una serie di colonne sonore per spettacoli teatrali e programmi TV.

Hai lavorato anche nell’ambito live?

Il live non rappresenta la mia dimensione naturale ma all’inizio ho fatto qualcosa. Probabilmente i lavori più importanti che ho seguito restano quello del supergruppo Jazz formato da Peter Erskine, John Abercombie e Marc Johnson, degli extraterrestri, ed il tour di Rava (Ragazzi Selvaggi), poi nel 2004, ho approfittato del periodo in cui il mio studio veniva ultimato per lavorare diversi mesi come fonico alla Fenice.
Dopo aver lavorato come arrangiatore compositore e tecnico del suono freelance a Milano, nel 2005 apri uno studio tutto tuo, il New Frontiers Recording Studio, nella tua città natale, Rovigo. Perché questa scelta?
Da una parte è un modo per stare vicino a mia moglie e i miei figli, dall’altra avevo capito che era giunto il momento. Ero consapevole, facendo questo passo, di ripartire da zero, di allontanarmi molto del giro dei musicisti di Milano ma il NFRS nasce proprio con l’intento di mettere a disposizione un ambiente altamente professionale anche a progetti con budget limitati. Negli ultimi anni il mercato è cambiato totalmente: non solo con la distribuzione digitale, l’autoproduzione è diventata fondamentale, addirittura molte case discografiche sono disposte ad ascoltare solo prodotti vicini, sia nel suono che nell’arrangiamento, alla produzione finita, ed il loro ruolo, sia come produzione esecutiva che artistica è passata nelle mani dell’artista stesso.

Quale è il ruolo del produttore artistico ?

Dovrebbe essere quello di aiutare l’artista nell’espressione di quello che vuole ottenere, anche proponendo arrangiamenti e mondi sonori, cercando di creare un percorso credibile e coerente per l’artista, fare da tramite con i tecnici e gli eventuali arrangiatori e musicisti, e proporre le tecnologie più giuste per la quella produzione, anche in funzione dei budget. Purtroppo mancano figure autorevoli in ITALIA, soprattutto nelle major, che dovrebbero invece dare esempio. Ho avuto modo di collaborare con nomi di alto livello, ad esempio con mikimix l’allora produttore artistico, voleva un modello copia di qualcosa che già esisteva, (tipico delle label Italiane), e sono state fatte diverse battaglie in studio per portare avanti almeno in parte l’idea del progetto originale, comunque sia andata credo sia stata un’esperienza positiva, mi ha fatto capire quello che non si deve fare, e credo che questo sia stato molto importante anche per Michele (caparezza) visto il successo raggiunto, quello che non ho apprezzato di michele è il fatto di scaricare tutto su gli altri, facendone un calderone , come se fosse sempre stato obbligato nelle sue scelte, e mi riferisco all’esibizione sanremese come mikimix, dimenticando le battaglie fatte da altri per lui non solo in studio, e che comunque la visibilità ottenuta con sanremo, il contratto con sony, ed il successo in francia, lo abbiano comunque aiutato nella ricerca della sua nuova label, senza metterne in discussione il talento.
Il mio consiglio è di collaborare con un produttore artistico che voglia scoprire, quello che siete, e non cercare un clone di qualcosa che già c’è, a meno che non sia quello che volete.

Cosa pensi di chi si registra a casa con il computer?

Penso che smanettare nel proprio home studio sia indispensabile per un autore, d’altronde anche io ho iniziato così , serve soprattutto per arrivare in studio con le idee più chiare. Talvolta alcune registrazioni caserecce possono anche fungere da pre produzione, ma credo che fatta eccezione per alcuni generi particolari come l’elettronica, se non ci si vuole muovere solo nell’ambito del low-fi, il lavoro in studio sia imprescindibile.
Se si vuole creare un lavoro interessante, è fondamentale attingere da mondi ed esperienze diverse, ed è questo che deve fare un tecnico del suono che spesso si ritrova nei panni di produttore artistico.
Deve cercare di amplificare il messaggio ed il linguaggio che l’artista vuole ottenere, con l’esperienza ed utilizzando le risorse tecniche di uno studio, che devono permettere di ottenere e sperimentare velocemente diverse soluzioni sonore.

Perché hai scelto il motto Listen Without Prejudice?

Perché ho capito che, per fare il mio lavoro, bisogna in primo luogo essere capaci di ascoltare e non solo di sentire. Spesso un solo ascolto non permette di valutare il reale, potenziale di una canzone, e in genere dal mio punto di vista, le canzoni migliori sono proprio quelle che ne richiedono più di uno.
Ma bisogna anche saper ascoltare le esigenze dell’artista, capire il suo linguaggio.
Serve una notevole apertura mentale e soprattutto una grande curiosità.

Che genere musicale preferisci registrare?

Tutta la musica è bella se fatta bene. E, soprattutto, se ha dentro delle idee. Da quando ho aperto lo studio ho avuto a che fare con musicisti di ogni tipo: dal gruppo Nu-Metal al quartetto d’arpe. Anzi, ora che mi ci fai pensare, mi è capitato di cominciare le riprese di un quartetto d’arpe proprio il giorno dopo la chiusura di una produzione Gothic Metal. Mi ci è voluto qualche giorno per assestare gli ascolti ma alla fine tutto è andato per il meglio.

Ti senti di dare qualche consiglio a chi vuole intraprendere la tua stessa professione?
Di frequentare qualche corso di tecnico del suono, verificandone prima il programma didattico, spesso prevede quasi esclusivamente l’uso del computer, con alcuni software (Protools, Logic, Nuendo, etc).
Registrare significa utilizzare i microfono i preamplificatori, i compressori, al meglio e capire gli strumenti e gli ambienti adibiti alla registrazione ,oltre che a fare un’analisi filologica della musica che si deve registrare, i softwares sono fondamentali, ma si possono fare dischi anche senza di essi ma non viceversa.
Il prossimo anno vista la richiesta terrò dei corsi per tecnico del suono, spero di incontrare dei futuri collaboratori.

Come si è rivelata la scena artistica Rodigina?

Rovigo si è rivelata una scena musicale interessante, come tutte le piccole cittadine
risentiamo meno dell’influenza delle mode, e di quegli stilismi imposti in maniera subliminale dalle major e dai grandi networks radiofonici, ed è per questo che nel nostro territorio vi è una grande varietà di proposte musicali, peccato abbiano pochi spazi per farsi ascoltare, e se le istituzioni saranno sempre sorde riguardo le problematiche della musica in ITALIA, credo che le cose non possano che rimanere così, basterebbe uno sgravio per i locali che facciano suonare live.
Ovviamente non posso basarmi solo su artisti della provincia, è ho anche molti clienti di altre città, come ad esempio Vittorio Matteucci (Notre Dame de Paris, Dracula PFM, Dante – N.d.R.), sempre più spesso vengono fino a qui, per lavorare al NFRS, e questo rappresenta un segnale molto positivo per il futuro.

Bolzoni Ugo

Bolzoni Ugo

Titolare NFRS

Sound Engineer - Producer - Songwriter